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PFAS negli imballaggi alimentari: cosa cambia con il regolamento UE 2025/40

Dal 12 agosto 2026 entra in applicazione una delle misure più rilevanti del nuovo Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi (PPWR): il divieto di utilizzo dei PFAS nei materiali destinati al contatto con alimenti. Per produttori alimentari, distributori e responsabili qualità, la nuova regola impone una revisione strutturata della filiera di approvvigionamento del packaging. Per i produttori di imballaggi, è il momento di documentare in modo trasparente la propria conformità.

Cosa sono i PFAS e perché preoccupano il settore alimentare

I PFAS (sostanze per- e poli-fluoroalchiliche) sono una famiglia di oltre 10.000 composti chimici di sintesi, caratterizzati da una catena carbonio-fluoro estremamente stabile. Sono noti come "forever chemicals" perché non si degradano significativamente nell'ambiente e tendono ad accumularsi negli organismi viventi.

Nel packaging alimentare vengono utilizzati storicamente per conferire oleo- e idro-repellenza a materiali come carta e cartone trattato (contenitori per fast food, involucri burrosi, scatole pizza, vassoi forno). L'EFSA ha stabilito già nel 2020 una Tolerable Weekly Intake di 4,4 ng/kg di peso corporeo per i PFAS più rilevanti, evidenziando una correlazione con immunotossicità, alterazioni del colesterolo e ridotta risposta vaccinale.

Il divieto del PPWR: tempistiche e perimetro

Il Regolamento UE 2025/40 è entrato in vigore l'11 febbraio 2025, ma il divieto operativo sui PFAS negli imballaggi alimentari si applica dal 12 agosto 2026. La norma stabilisce soglie di concentrazione molto restrittive:

  • 25 ppb per ogni singolo PFAS misurato come target analysis;
  • 250 ppb per la somma dei PFAS misurati;
  • 50 ppm per il fluoro organico totale (TOF), come indicatore di contaminazione complessiva.

Il superamento di anche una sola di queste soglie rende l'imballaggio non commercializzabile nel mercato UE. La responsabilità ricade sull'intera filiera: produttore di imballaggio, converter, riempitore finale.

Quali settori sono più esposti

I comparti tradizionalmente più dipendenti da materiali trattati con PFAS sono:

  • Take-away e fast food: contenitori burger, wrap, scatole patatine;
  • Ortofrutta confezionata: vaschette assorbi-umidità;
  • Dolciumi e prodotti da forno: pirottini, involucri grassi;
  • Carta forno e cottura: applicazioni domestiche e professionali.

Molti di questi prodotti utilizzano carta e cartone trattati: spesso percepiti come "più sostenibili" della plastica nel dibattito pubblico, in realtà sono i materiali più frequentemente coinvolti dal divieto. Il tema è approfondito nel nostro confronto tecnico tra plastica e carta per imballaggi.

Quali settori sono più esposti

L'unico approccio difendibile sul piano normativo combina tre livelli di verifica:

  • Dichiarazione di Conformità MOCA aggiornata: Il documento, obbligatorio ai sensi del Reg. UE 10/2011, deve oggi includere una dichiarazione esplicita di assenza di PFAS o di rispetto delle soglie PPWR. Su questo strumento abbiamo dedicato un approfondimento alla Dichiarazione di Conformità MOCA.
  • Test analitici di laboratorio: Le metodiche oggi più affidabili sono la target analysis su singoli PFAS e l'EOF/TOF (Extractable/Total Organic Fluorine) come screening complessivo.
  • Certificazioni di filiera: Standard come BRCGS Packaging Materials garantiscono controlli sistematici lungo tutta la catena produttiva. Plastisac ha ottenuto questa certificazione nel 2025: i dettagli sono illustrati nella pagina dedicata alla certificazione BRCGS Packaging Materials.

Perché il polietilene è una scelta intrinsecamente sicura

Il polietilene (PE) è un polimero composto esclusivamente da carbonio e idrogeno: per definizione chimica, non contiene fluoro né PFAS. Le proprietà di tenuta, barriera e saldabilità derivano dalla struttura polimerica stessa, non da additivi fluorurati.

Questo lo rende intrinsecamente compatibile con il PPWR senza necessità di riformulazioni. Non è un caso che molti operatori alimentari stiano oggi migrando da carta trattata a polietilene certificato, specialmente per applicazioni dove barriera all'umidità e all'ossigeno sono critiche. Approfondimenti tecnici sui materiali sono disponibili nella gamma food Plastisac e nelle pagine dedicate a sacchetti e buste alimentari e film in bobina per food.

La risposta Plastisac: filiera controllata e tracciabilità

Plastisac produce imballaggi flessibili in polietilene per il settore alimentare con una filiera di materie prime tracciata e certificata. La dichiarazione MOCA aziendale include la conformità alle soglie PPWR sui PFAS, supportata da controlli analitici sui lotti.

Il quadro normativo più ampio in cui si inserisce questa misura: riciclabilità obbligatoria, riduzione, contenuto riciclato minimo, il tutto ricostruito nella guida al Regolamento Imballaggi UE.

Domande frequenti

Il polietilene contiene PFAS?

No. Il PE è composto da carbonio e idrogeno e non richiede additivi fluorurati per le sue proprietà funzionali.

Quali imballaggi alimentari sono più a rischio?

Carta e cartone trattati per oleo-repellenza utilizzati in fast food, take-away, dolciumi, vaschette ortofrutta.

Quando entra in vigore il divieto PFAS?

Il 12 agosto 2026, in applicazione del Regolamento UE 2025/40 (PPWR).

Come verificare se un fornitore è PFAS-free?

Richiedere la Dichiarazione di Conformità MOCA aggiornata con esplicita menzione del PPWR, test analitici di laboratorio e certificazioni di filiera (BRCGS).

I sacchetti Plastisac sono PFAS-free?

Sì. Per richiedere la dichiarazione formale di conformità, contatta il team Plastisac.

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